Blog sull’allevamento di vacche madri
Da vitello a toro da riproduzione: un lungo cammino
Affinché un toro da riproduzione abbia successo sul mercato e trovi un’azienda intesa ad acquistarlo, ogni minimo dettaglio deve essere perfetto. Gli aspetti da prendere in considerazione sono moltissimi, non da ultimo il pedigree o il carattere, senza dimenticare i valori zootecnici.
Non si nasce toro da riproduzione – lo si diventa. Per presentare un toro sul mercato specializzato ci vogliono ben due anni di preparazione. Il lavoro inizia ben prima della nascita, con l’accurata selezione della vacca e del toro.
Entrambi i genitori devono essere in perfetta salute e, in particolare, avere arti e zampe forti e robusti, condizione indispensabile di longevità. Il pedigree del padre è importantissimo, per massimizzare la diversità genetica e evitare la consanguineità. Inoltre, entrambi i genitori devono essere socievoli e avere un buon carattere. Vengono presi in considerazione anche fattori economici e parametri di prestazione, quali il peso alla nascita e i valori zootecnici che influiscono sulla muscolatura e la carnosità.
Superate le fasi di selezione e di accoppiamento occorre armarsi di pazienza e attendere, preparando al meglio la madre per il parto. Ovviamente la suspense è alta: sarà un maschio? In caso contrario, anche una vitellina sarà senz’altro promessa a un bell’avvenire, ma ciò significa aspettare un altro anno prima che la stessa madre possa dare alla luce un altro vitello.
I primi giorni e le prime settimane
Se nasce un vitellino, la soddisfazione è senz’altro grande. Lui e la madre saranno tenuti sotto stretta osservazione: ha potuto bere una quantità sufficiente colostro? La madre è in buona salute e mangia normalmente? Il vitellino riceverà rapidamente le marche auricolari gialle, in modo da essere sempre identificabile. L’ombelico sarà controllato quotidianamente, poiché un’infiammazione in quel punto potrebbe compromettere la sua futura capacità di riproduttore.
Curioso, il vitellino inizia a esplorare il mondo circostante. All’inizio beve quasi solo il latte materno. In seguito inizia ad assaggiare anche un po’ di fieno o addirittura la razione di foraggio della madre. Un aspetto particolarmente importante è la produzione di latte della madre, che deve essere buona e costante. Inoltre, il peso del vitello deve situarsi sopra la media e occorrono quindi diverse pesature di verifica.
Importantissimo è anche il contatto quotidiano con le persone che lo accudiscono. Il futuro toro deve abituarsi a loro, in particolare a essere toccato, così da diventare un animale socievole.
Un piercing efficace
Se la crescita e lo sviluppo del vitello restano promettenti e anche la madre riceve buone note, si può cominciare a prendere in considerazione la possibilità di presentarlo sul mercato. Tra gli 8 e i 10 mesi lo si separa dalla madre che, a questo punto, è con ogni probabilità di nuovo incinta, all’incirca di 7 mesi, e potrà così riprendersi prima del parto successivo. Se possibile, il torello viene integrato in un gruppo di suoi coetanei.
Gli viene subito applicato un anello al naso, in anestesia locale. Come un normale piercing, nei giorni successivi l’anello va girato con regolarità per evitare problemi durante la cicatrizzazione. Con la persona che lo accudisce quotidianamente il torello costruisce un rapporto di fiducia reciproco, che sfocia in modo naturale negli esercizi di condotta alla cavezza. Per inciso, ricordiamo che l’anello non viene mai utilizzato per guidare l’animale; vi si ricorre solo in casi estremi, nell’eventualità che il toro oramai adulto – che nel frattempo pesa attorno ai 400 chilogrammi – cerchi di liberarsi. In tal caso la corda assicurata all’anello servirebbe da «freno di emergenza» per trattenerlo, a causa del dolore che, strattonando, proverebbe al setto nasale.
Una volta ben abituato alla cavezza in un ambiente sicuro, il torello è gradualmente confrontato a nuove situazioni, ad esempio automobili e biciclette, cavalli, una radio rumorosa o l’acqua che scorre sotto un ponte. Senza dimenticare un percorso al buio. Se supera tutte queste prove, viene infine caricato sull’apposito rimorchio e portato a fare il suo primo giretto.
Il grande giorno
All’età di 14 – 16 mesi ecco il grande giorno: il giovane toro è pronto per essere esibito al mercato. A condizione, ovviamente, che sia in ottima salute. Durante tutta la sua vita occorre infatti prestare molta attenzione a ogni possibile rischio di lesione, che comprometterebbe irreparabilmente la sua carriera di riproduttore. Una volta superati tutti gli ostacoli, il giovane candidato è lavato e spazzolato con cura e presentato al pubblico. Prima di entrare nel ring è sottoposto a una valutazione e gli viene assegnato un punteggio. Chissà, forse si aggiudicherà anche qualche premio? E infine l’emozione raggiunge l’apice: il toro troverà una o un acquirente e riuscirà a strappare un buon prezzo?
Per la selezionatrice o il selezionatore questo è il meritato culmine di mesi e mesi di duro lavoro anche se, allo stesso tempo, significa dire addio a un animale con il quale si è costruito un rapporto molto stretto. Ma è così: lo si saluta, gli si fanno tanti auguri per il futuro e si torna a casa per dedicarsi ai candidati più promettenti della generazione seguente.
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